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L’epopea di Gilgamesh – Primo e ultimo atto Dicembre 11, 2007

Posted by 0mrt0 in ricordi, sogni.
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(Il sipario prende fuoco e poi dà fuoco, cade sulla scena e sulla platea, accende, arde, abbrustola, stritola il pubblico in un ultimo abbraccio. La papera cerca di volare via, ma il loggione, crudele, crolla sotto il peso dell’anonimato. E del grasso cummenda che contribuisce. Il suo orologio da taschino rimane appeso al lampadario che, efferato, soddisfa la sua eterna tensione e schianta fragoroso al pavimento. Finalmente.
Intanto il monocolo s’infrange. Le schegge, mai state troppo lucide, rinsaviscono e rimbalzano sulle persone impazzite.
I soldi bruciano e il teatro è il luogo in cui tutti, ma proprio tutti, finalmente, si riscoprono. Funzionari, nostromi, imbalsamatori, rigattieri, appaltatori di anime, panciuti, ipocefali, accidiosi, calvi, barbuti, pressappoco tutti uguali.
Lo zecchino cede, indifeso, al movimento della scala a chiocciola e si ritrova giù, al piano di sotto. La papera lo osserva e rotola giù con lui. Uno tintinna. L’altra starnazza.)

L: E’ ancora testa!
 
M: Ma chi ha vinto?
L: Temo nessuno. So solo che ho perso.
 
M: Ma allora…
L: Eh no, non è così semplice.
 
M: Eppure pensavo che fosse possibile solo testa o croce.
L: Anch’io. Ma ora non mi regolo più sulle leggi del mondo, nè posso ignorare di trovarmi qui. Appeso a questa corda di lenzuola legate tra loro. Abbarbicato su un ramo di di ficosecco. In attesa.
 
M: …Non capisco. Stava andando tutto così bene e poi…
 
L: E’ stato quell’uccellaccio, guardalo, ci perseguita ancora.
M: Accoppalo! Accoppalo!

(Corrono e saltano in lungo e in largo)

L: Mi ripeto, senza sapere cosa ho detto prima.
M: Ora ce ne siamo liberati. Possiamo scordarci di tutto.
 
L: Tranne che di quello che vorremmo dimenticare.
 

(Si può dunque tornare un pò indietro? Mica tanto, qualche riga soltanto… Almeno qualche parola…
E sia. Solo due lettere… Accontentiamoci. Contiamo due lettere e accontentiamoci. Se questo è quanto possiamo ottenere…
Indietro. 
Lentamente, per guadagnare tempo.
E poi perderlo di nuovo.)

Testo: Delirio delle 3 di notte (circa) - Illustrazione: Andrea Pazienza

Commenti»

1. maviserra - Dicembre 11, 2007

“Eppure pensavo che fosse possibile solo testa o croce” è bellissimo.

2. lecoincidenzenonesistono - Dicembre 11, 2007
3. demi4jesus - Dicembre 11, 2007

Meraviglioso questo pezzo… davvero meraviglioso… sono senza parole…
Mi son spessa trovata dinanzi la situazione di scegliere se buttare tutto all’aria nella mia vita e ricominciare daccapo memore di ciò che ho “visto”… vissuto e compreso… o far finta di nulla e adoperarmi perché la situazione tornasse rapidamente quella di prima…
Ho trovato il conforto in quella presa di coscienza che all’inizio sì smarrisce ma che ci conduce su un sentiero nuovo dove poter superare i nostri stessi limiti e le nostre concezioni arcane…
Nessuno vince o perde e non ci giochiamo la vita a testa o croce..
Siamo attimi… attimi di questo tempo che c’è stato dato.. in continua evoluzione… e ci muoviamo sullla scena talvolta come attori talvolta come meri spettatori… e poi il sipario brucia tutto… e resta solo il fuoco a provare la nostra verità…
Incantata… Noemi

4. ilteatrodegliorrori - Dicembre 11, 2007

Grazie per i complimenti e per i commenti che spesso sono più belli dei post.
Il sogno in realtà ha il merito di tutto, la suggestione di un teatro che brucia, un disegno di pazienza e un film con bombolo, che si mescolano nel sonno.

5. enpi - Dicembre 11, 2007

il fuoco è importante; in questi giorni ha un senso orribile.

… prendi un ragazzo (siam tutti, ragazzi) che non s’era mai sognato di far leggere sue cose, di scrivere, dire.
… prendi un mezzo gratuito, semplice.
ecco, le abbiamo prese, mescolate.
e questo, almeno questo, mi rende felice; ché, forse, son le gocce a scavare le pietre – o forse no, ma si possono bere, almeno e danno l’illusione di dissetare.

e.