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Il passo del gambero Dicembre 14, 2007

Posted by 0mrt0 in Nord, cronache, milano, ricordi, sogni.
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Continuo a sentire ronzare voci, consigli, suggerimenti: lasciamoci alle spalle certe stagioni, bisogna guardare avanti.

Questa frase non la sopporto. E lo raccomandano opinionisti, lo sento dire dai telegiornali.

Intanto si fondano partiti proporzionali con vocazioni maggioritarie.

Con gesti più o meno spettacolari. Si fanno prove di dialogo.

Si ricordano alcune storie solo se inevitabili, se non ci si può sfuggire. In quei casi è consigliabile unirsi nel dolore di sinistra e compiangere il caduto di destra. Si rivede, si impasta, si revisiona.

In ogni caso meglio non alzare i toni. Non ricordare troppo, Perché? Si potrebbero alimentare tensioni, vendette, ritorsioni. Veleni, insomma.
Ma non vi bastano quelli che abbiamo?

E allora: bisogna guardare avanti.

E ma io non ho voglia, odio quella frase e infatti qui si parla del ricordo e della memoria.
Poi parlo io di ricordo che quando questa storia si svolge non ero ancora neanche nelle intenzioni dei miei genitori. Per non dire di peggio.
Però ci sono storie che mi appassionano più di certa cronaca nera attuale. Ma questa è una cosa che ora non c’entra e di cui abbiamo già parlato.

Comunque, dicevo, non ascolto voci, consigli e suggerimenti e torno indietro a questa storia. Molto milanese. Una storia con dei contorni oscuri. Dettagli? Forse. Ambulanze che arrivano in anticipo, scarpe che compaiono e scompaiono, malori attivi, che fanno balzare in avanti.
E’ il 15 dicembre 1969, tre giorni prima è scoppiata la bomba a piazza Fontana e si cercano i colpevoli.
Domani è l’anniversario, come ogni anno.
Comunque c’è un uomo, un ferroviere che vola da una finestra della questura di via Fatebenefratelli. In pieno centro a Milano. Ci passo di fianco ogni tanto e guardo in su. E penso: mi stupirei a vedere un uomo cadere giù come una cometa.
Quella notte la immagino come una notte-stereotipo di questa città. Una notte umida e plumbea, una notte gialla.
E una storia rossa. E nera.
Non giudico, rimando solo al fatto, alla cronaca, alla versione asciutta di Wikipedia.

E alla fine mi domando perché bisogna per forza andare avanti? Io vado indietro, a passo di gambero, sai mai che imparo qualcosa.

Commenti»

1. Il passo del gambero | PlanetNews - Dicembre 14, 2007

[...] leggere la notizia originale: cliccate qui Se sei il responsabile del sito internet da cui è tratto questo articolo e non vuoi più [...]

2. enpi - Dicembre 14, 2007

ci passavo spesso, da piazza Fontana, ché tocca passarci.

e poi fa riflettere, la banca da una parte, la questura dall’altra. e la targa per Pinelli, che è sempre meno evidente, come tutte le targhe. e poi, le ultime volte che ci sono venuto, han fatto un albergo, di fianco, di lusso.
[già ricordo male, ho bisogno di tornare, o di far fare foto]
sulla targa c’è scritto: ferroviere anarchico morto innocente questura.
e.

3. ilteatrodegliorrori - Dicembre 14, 2007

Come documenta wikipedia, Albertini fece rimuovere la prima targa che recitava “ferroviere anarchico ucciso innocente” per sostituirla con “innocente morto tragicamente”. Gli ambienti anarchici di Milano si sono opposti ricollocando la vecchia targa. Ora ce ne sono due.
Segno che certe ferite non si rimarginano modificando due parole su un pezzo di marmo o con delle sentenze a 30 anni di distanza.

4. demi4jesus - Dicembre 14, 2007

E come piace lasciare nell’ombra gli eventi sconvenienti che non è “buono” ricordare!! Non fa chic… deturpa l’immagine di giustizia fiera e integerrima che abbiamo (ma dove??)
e come disse il saggio “chi dimentica il passato è destinato a riviverlo” ma questo detto toccherebbe stamparlo nelle teste di chi tenta di occultare prove… di diluire il ricordo per nascondersi dietro un velo di apparente integrità… tutte bolle di sapone…
Ma rispoveriamoli i fatti ogni tanto vah… ché è buono rammentarli.. la nostra storia ha forse alcune ferite che vanno ancora medicate.. e non dimenticate!

5. enpi - Dicembre 14, 2007

[manco da troppo tempo a Mi] ma davvero Albertini tolse la targa?
bbrrrrrrrr [non so come descriverlo diversamente questo brivido che sento, lungo la spina dorsale]
e.